ù 5 Ottobre 1862 - 5 Ottobre 2012 - Chiari, città da 150 anni - DOMENICO AGOSTINO MENNA

DOMENICO AGOSTINO MENNA

Mons. Domenico Agostino Menna nacque a Chiari il 15 novembre 1875 da una famiglia agiata.
Sul suo cognome Menna o Mena si sono sviluppate supposizioni e dicerie per alcuni decenni. Quel che è certo che all'anagrafe parrocchiale, nel registro dei battesimi, venne registrato con il cognome Mena. Successivamente qualcuno lo trasformò in Menna, con una vistosa correzione. Anche il caposezione servizi demografici del Comune di Chiari nel 1981 annotava l’anomalìa e ne dava una curiosa giustificazione: “Devo far presente che la persona fisica si chiamava Agostino Domenico Mena, ma come prelato era conosciuto come Domenico Menna”.
Rimasto orfano ancora bambino, gli fece da mamma la sorella Teresa, definita “vero angelo tutelare, sostegno spiritualmente insostituibile, ricordo e monito di ineffabile soavità per tutta la vita”.
Nel 1898, il 15 agosto, Domenico Menna fu ordinato sacerdote nella nostra basilica di santa Maria maggiore con il condiscepolo mons. Lorenzo Pavanelli, l’apostolo bresciano del Catechismo.
Mons. Menna completò gli studi a Roma nel Seminario Lombardo e nel 1990 si laureò in Diritto Canonico.
Ritornato in diocesi, insegnò per cinque anni nel ginnasio del seminario di san Cristo ed ebbe in seguito la cattedra di Diritto Canonico e l’ufficio di Vice Cancelliere vescovile.
La sua residenza abituale rimase però sempre a Chiari, dove svolse prevalentemente il suo ministero sacerdotale e la sua attività civica e sociale.
Prese parte attiva e con tutto il peso del suo carattere dinamico e dei suoi mezzi a tutte le iniziative e le polemiche sorte all’inizio del secolo, e in un modo tutto particolare a quella riguardante l'insegnamento del Catechismo nella scuola.
Con don Luigi Rivetti entrò nel Consiglio Comunale e si prese concretamente cura dell'ospedale Mellino Mellini, dell’orfanotrofio maschile e delle Derelitte.
Di queste opere fu presidente attivo e munifico benefattore.
È di questo tempo e precisamente del 10 luglio 1910 l'arrivo a san Bernardino, complesso monastico di proprietà di mons. Menna, dei Padri Benedettini dell’abbazia di santa Maddalena di Marsiglia, guidati dall’abate dom Giacomo Cristoforo Gauthwey.
Nel 1916 riscattò l'oratorio maschile della Santissima Trinità con il relativo teatro Morcelli, che concesse in uso e, più tardi, donò alla Parrocchia.
Nello stesso anno mons. Menna con mons. Lorenzo Pavanelli diede il via in Chiari all'insegnamento del Catechismo in forma di vera scuola.
Per il catechismo donò tutto se stesso: casa, denaro, tempo, cure paterne.
Nel 1918 mons. Domenico Menna fu promosso Prelato Domestico e Vicario Generale della diocesi con il vescovo mons. Emilio Bongiorni.
Il 29 gennaio 1923 Pio XI lo elesse vescovo di Macerata, ma egli corse subito a Roma, riuscì ad essere esonerato e se ne ritonò alle sue mansioni diocesane.
Quando nel 1928 Pio XI lo nominò vescovo di Mantova, egli corse nuovamente a Roma e supplicò il Santo Padre di dispensarlo. Pio XI gli mostrò il Crocifisso che aveva sul tavolo e mons. Menna tacque.
Tacque e si preparò per l’ingresso nella diocesi di Mantova, avvenuto il 29 maggio del 1929.
In 25 anni di episcopato realizzò le promesse che aveva fatto nel giorno dell’ingresso: “Io mi sento unito alla Chiesa Mantovana con dei vincoli indissolubili. Dio ha dilatato il mio cuore e l’amore, che fin qui ho portato alla mia Parrocchia e alla mia Diocesi, si è allargato a tutta la Chiesa Mantovana.
Sento che Dio mi ha fatto vostro Padre; il mio cuore cerca il vostro. Mi interessa il vostro passato, il vostro presente, il vostro avvenire, desidero avvicinarvi, per conoscervi tutti, tutti abbracciare, con tutti dividere le gioie, i dolori, le pene inseparabili di questa vita”.
Diceva mons. Poma, suo successore a Mantova: “Se consideriamo il lavoro che la Diocesi gli preparava ogni giorno, con il ripetersi periodico delle Visite Pastorali, con il riordino dell’Archivio di Curia, con il Seminario, con la preparazione delle Missioni Mariane possiamo veramente valutare la fatica dell’operaio e la stanchezza degli ultimi anni, peraltro sostenuti dall’abituale lucidità di mente”.
Quando mons. Menna nel settembre 1954, per raggiunti limiti di età fu eletto Arcivescovo di Neo Patrasso, al momento di lasciare Mantova per il ritiro di Camaldoli poteva lasciare questi ricordi, che sono il riassunto sostanziale della sua attività episcopale: “Amate la Parrocchia, centro insostituibile della vita cristiana, nella sua articolazione di Dottrina,, di azione sacramentale e di splendore liturgico.
Amate il Seminario, ridente speranza della Diocesi.
Amate la Madonna, tenerissima Madre dei Mantovani.
Così vi lascio con tranquilla serenità. Voi accompagnatemi con le vostre preghiere fino all’incontro con il Giudice eterno e col suffragio della mia povera anima. Io vi porto tutti nel mio cuore per il tempo e per l’eternità”.

Sembrava che mons. Menna volesse scegliere Chiari come ultima tappa della sua vita e qui aveva fatto preparare la casa, ma da Mantova, nel periodo autunnale ancora propizio alla caccia, salì al silenzioso e luminoso eremo di Camaldoli e lassù rimase fino alla morte, che lo colse nelle prime ore dell’11ottobre 1957.
Dai Camaldoli la sua salma venne portata a Mantova a raccogliere l’ultimo affettuoso e commosso saluto dei “suoi figli”, e poi a Chiari, dove venne tumulata nella tomba di famiglia.
Già nella primavera del 1970 mons. Ciro Ferrari, segretario di mons. Menna, esprimeva al Sindaco di Chiari la volontà della Diocesi di Mantova di traslare nel Duomo della città virgiliana, i resti del vescovo clarense.
Il 12 maggio 2004 lo stesso mons. Ferrari comunicava al Sindaco di Chiari che la “Diocesi di Mantova, nella ricorrenza di date giubilari della Sua storia, desidera dare tradizionale collocazione sacra alle spoglie mortali di Mons. Agostino Domenico Menna, già Suo Vescovo”.
Tale desiderio si compì pochi giorni dopo, il 24 maggio: il vescovo Mario Viglio Olmi, il prevosto e il sindaco di Chiari, con alcuni clarensi, accompagnarono la salma di mons. Menna alla sua tumulazione definitiva nello stupendo santuario di santa Maria delle Grazie a Curtatone, in una cornice straordinaria di preti mantovani.
Nell’ultimo saluto, il sindaco di Chiari ne tracciava il profilo più sintetico: “La sua figura non ha bisogno di cornice”.

 

Mino Facchetti