ù 5 Ottobre 1862 - 5 Ottobre 2012 - Chiari, città da 150 anni - GIOVANNI BATTISTA PEDERSOLI

GIOVANNI BATTISTA PEDERSOLI

Giovanni Battista Pedersoli nacque a Chiari, da ser Gerolamo e da Maddalena, e fu battezzato dallo zio paterno don Pietro, prevosto di Chiari, il 17 gennaio 1630.
Giovanissimo, accertato il suo forte interesse per la musica, fu mandato a Brescia, alla scuola di Francesco Turini. I risultati dovettero essere lusinghieri se il Consiglio dei XL, il 18 ottobre 1648, a solo 18 anni, lo nominò organista della chiesa dei santi Faustino e Giovita.
Nel 1651 il Capitolo della cattedrale di Bergamo lo invitò ad occupare il posto di organista di quella chiesa. Il Pedersoli, lusingato, ruppe “nullis dictis”, insalutato ospite, il contratto con la Comunità di Chiari.
A Bergamo il Pedersoli rimase fino alla fine del 1665, organista della cattedrale, poi della chiesa di santa Maria ed, infine, Maestro di Cappella.
La fama del Pedersoli si diffuse per tutta l'Europa, che vide nel maestro clarense un continuatore di Gerolamo Frescobaldi e l'anticipatore di uno stile musicale ricco di umanità e di vita.
Nel 1673 il musicista clarense si recò a Vienna, organista presso la corte di Leopoldo, imperatore d'Austria ed'Ungheria, e di sua moglie Eleonora.
Si dice che egli sia andato a Vienna più che per il desiderio di onori, perché aveva litigato, a causa del suo carattere irriducibile, con quasi tutti i suoi concittadini e non voleva più sentir parlare di loro.
Ma nemmeno la corte imperiale con il suo splendore e le sue attrattive potè costituire una residenza stabile per il suo temperamento irrequieto.
Nel 1687 lasciò Vienna ed il Consiglio comunale di Chiari, all'unanimità, lo pregò di tornare a fare l'organista nella città natale.
Sembra che il Pedersoli desiderasse riconciliarsi con Chiari, ma mentre era già sulla strada di casa, fece voltare i cavalli e si diresse verso Venezia, dove fu professore di musica e maestro di coro delle “Dame dell'Ospitale degli Incurabili”, uno dei primi conservatori.
E a Venezia morì il 20 ottobre 1689.
La sua musica, impetuosa e spontanea, fresca e briosa nelle composizioni giovanili, trovò nel periodo veneziano una purezza di linea e colori che il barocchismo imperante non riuscì ad intaccare e che, più tardi, ispireranno la musica di un grande come Corelli.
Dieci anni dopo, la moglie offrì al Comune di Chiari le opere del Pedersoli. Il Comune accettò volentieri, contraccambiò con 20 filippi (circa 140 lire milanesi), le fece inventariare e, nei secoli a venire, ... le mandò perdute.
Fortunatamente a Vienna le han conservate, almeno alcune, tra cui ricordiamo: Vienna festeggiante (1679), Il monte Chimera (1682), Oratorio di S. Elena (1683), La sete di Cristo in Croce (1685), Musica Pitture e Poesia (1685), Musica per una festa di Carnevale (1686), L'ossequio della bizzarria (1686) e L'anima in transito (1686).

 

 

Mino Facchetti