ù 5 Ottobre 1862 - 5 Ottobre 2012 - Chiari, città da 150 anni - GIOVANNI BATTISTA ROTA

GIOVANNI BATTISTA ROTA

Nato a Chiari il 10 marzo 1834 da Alessio Rota e dalla nobile Giuseppina Baldini, frequentò il collegio dei Gesuiti presso san Bernardino ed entrò in seminario a Brescia.
Ordinato sacerdote il 20 dicembre 1856, insegnò nelle scuole pubbliche di Chiari, fu direttore della biblioteca Morcelliana e pubblico amministratore.
Dopo un breve periodo passato in seminario come direttore spirituale, gli venne affidata la prepositura di Chiari, di cui prese possesso l'8 dicembre 1881.
Consacrato Vescovo l'11 giugno 1888, fu destinato a Lodi, ma dovette attendere per oltre una anno l'exequatur, cioè l'autorizzazione dell'autorità politica italiana ad assumere la nuova carica pastorale.
A Lodi operò 24 anni, non trascurando gli studi storici, che nel 1880 avevano prodotto Il Comune di Chiari, la prima ed unica storia organica della nostra città.
Gian Battista Rota morì il 24 febbraio 1913.

A Chiari la famiglia Rota era presente ed attiva da oltre due secoli.
Il 5 settembre 1660 il Consiglio dei XL di Chiari concedeva ad alcuni mercanti bergamaschi di allestire dei filatoi di seta in alcuni locali della Rocca.
È molto probabile che tra questi mercanti ci fossero dei Rota: infatti, nei registri anagrafici della Parrocchia di Chiari è registrato (27.11.1681) il matrimonio di Francesco Ruota di Vallis Siccae, nel comune di Rota d'Imagna.
Chiari all'epoca contava quasi 6.000 abitanti ed era uno dei centri più importanti del Bresciano nella produzione della seta.
La famiglia Rota, che aveva stabilito casa e bottega in Quadra Zeveto, poco fuori le mura, si collocò censuariamente tra i minori estimati, con una ricchezza patrimoniale superiore a 2.000 scudi.
Nessun membro di questa famiglia nel XVIII secolo entrò a far parte del Consiglio dei XL o delle Vicinìe delle Quadre clarensi.
Nessun Rota venne cooptato nelle varie Amministrazioni che si susseguirono tra il 1796 ed il 1814.
Nessun Rota venne annoverato tra i cinquanta maggiori estimati clarensi, che nel 1800 dichiaravano un reddito patrimoniale superiore ai 4.000 scudi.
Nessun Rota entrò nel nuovo Consiglio Comunale di Chiari, che l'Amministrazione austro-ungarica confermò in carica nel 1815.
È l'Ottocento il secolo dei Rota, con, tra gli altri, Alessio Antonio (1798-1864), Giovan Battista (1834-1913), Felice (1841-1871) e Marianna (1861-1926).
È nell'Ottocento che la famiglia Rota partecipò alla costruzione ed al governo della Città, ricoprendo incarichi pubblici e cariche nelle istituzioni religiose, promuovendo il progresso culturale, spirituale, economico e solidaristico dei clarensi.
Fino al 1926, quando nacque l'Istituzione Famiglia Rota, finalizzata “alla educazione e istruzione religiosa, morale, civile e professionale della gioventù maschile di Chiari".
Nello stesso anno la casa e l’annessa filanda verranno acquistate dai Salesiani, che nel 1927 apriranno il “Collegio Rota”, offrendo così la possibilità ai giovani dei comuni limitrofi di frequentare il Ginnasio “Morcelli” di Chiari, evitandone così la chiusura per mancanza di alunni.

Tre secoli di storia clarense vissuti e caratterizzata da uno “stile Rota" che si rileva come austero, schivo e operoso.
Quello stile che il vescovo Rota così sintetizzava: “Schiettamente religiosi, tenaci nei propositi, aborrenti pel buon senso tradizionale delle ciarlatanerie, avversi allo spirito morboso di mutare, rimutare e sconvolgere ogni cosa, amatori della patria e delle comuni libertà più che di sè e delle proprie soddisfazioni".

 

Mino Facchetti