ù 5 Ottobre 1862 - 5 Ottobre 2012 - Chiari, città da 150 anni - STEFANO ANTONIO MORCELLI

STEFANO ANTONIO MORCELLI

Stefano Antonio Morcelli nacque a Chiari, in via Cortezzano, il 17 gennaio 1737, da Francesco, commerciante di stoffe, e da Giovanna Della Rocca, originari dell'alta Valtellina.
Ricevuta la prima istruzione nelle scuole di Chiari, nel 1752 fu iscritto al collegio Sant’Ignazio, presso la chiesa delle Grazie, in Brescia, retto dai Gesuiti.
Il 2 Novembre 1753, a Roma, entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù, 11 giorni dopo vestì l'abito religioso e il 4 Novembre 1755 pronunciò i voti.
Completati gli studi all'Università del Collegio Romano, dal 1760 al 1768 fu professore in vari collegi della Compagnia di Gesù: Arezzo, Ragusa (l'attuale Dubrovnik), Fermo, Roma.
Il 1 Novembre 1768 venne ordinato sacerdote e 2 Febbraio 1771 nella chiesa romana del Gesù, pronunciò la solenne professione religiosa dei quattro voti (castità, povertà, obbedienza, fedeltà al papa), che concludeva il lungo e impegnativo curriculum richiesto per entrare a far parte definitivamente della Compagnia di Gesù.
Nel 1772 fu nominato professore di umanità e retorica all'Università del Collegio Romano. Nel frattempo assunse anche l'incarico di prefetto del museo kirkeriano e fondò l'Accademia di archeologia.
Il 21 Luglio 1773 papa Clemente XIV, con la bolla Dominus ac Redemptor, decretava la soppressione della Compagnia di Gesù.
Il Morcelli tornò allora a Chiari, ospite per un anno del cugino Francesco Ponti.
Raggiunse nuovamente Roma nel 1775 e il cardinale Alessandro Albani, grande collezionista e mecenate, gli affidò la direzione della biblioteca e delle collezioni archeologiche di sua proprietà, succedendo in tale incarico al grande Johann Joachim Winckelmann, antichista e teorico del neoclassicismo.
Nella Città eterna strinse rapporti con eminenti personalità della cultura europea ed iniziò un periodo fecondo di studi e ricerche nel campo delle antichità classiche e cristiane.
Nel 1781 pubblicava il De stylo latinarum inscriptionum libri II (Lo stile delle iscrizioni latine in due libri): è il suo capolavoro, un'opera che rappresenta ancor oggi una tappa fondamentale per il progresso della scienza epigrafica antica e che gli procurò fama europea.
Tra il 1783 ed il 1791, sempre a Roma, pubblicava Inscriptiones commentariis subjectis (Iscrizioni con commento), ampia raccolta di iscrizioni latine; Sermonum libri II (Sermoni in due libri), raccolta di composizioni poetiche nello stile di Orazio; Kalendarium Ecclesiae Costantinopolitanae (Calendario della chiesa greco-bizantina o Menologio festivo dei vangeli), un codice in greco dell'VIII secolo, da lui acquistato per 30 scudi da un mercante siriano per la biblioteca di Villa Albani, e Sancti Gregorii II Pontificis Agrigentorum libri decem explanationis Ecclesiastae (Commento all'Ecclesiaste in X libri di san Gregorio vescovo di Agrigento), codice greco del VI secolo scoperto dallo stesso Morcelli nella biblioteca Albani.
Nel 1790 si rendeva vacante la prepositura di Chiari per le dimissioni del prevosto Angelo Faglia. Per un antico diritto di patronato (jus praesentandi), concesso da papa Giulio II nel 1507, spettava al Consiglio dei Quaranta la designazione del prevosto, da sottoporre poi alla ratifica del vescovo. L’11 ottobre il Consiglio dei Quaranta elesse prevosto il Morcelli, che rifiutò. Le insistenti pressioni di amici e concittadini lo indussero infine ad accettare.
Morcelli iniziò dall'anno 1790, con l'annotazione del suo programma pastorale, le Memorie della Prepositura clarense.
Il 16 Maggio 1791 il Morcelli faceva il suo ingresso solenne nella Parrocchia dei Santi Faustino e Giovita di Chiari.
Nel 1792 ottenne dal vescovo di Brescia, mons. Giovanni Nani, le reliquie dei Santi Patroni, che fece collocare in un prezioso reliquiario, realizzato dall'argentiere bresciano Vincenzo Ellena.
L’anno successivo pubblicava a Brescia la Costituzione delle scuole pubbliche di Chiari, opera di straordinaria lucidità e lungimiranza pedagogica.
Nel 1795 il prevosto Morcelli ottenne da Pio VI le reliquie della martire Agape, che giungeranno a Chiari il 16 gennaio dell’anno dopo, in una festa religiosa e civile mai vista prima d’allora.
Il 25 Maggio 1796 entravano in Chiari le prime truppe francesi, dando inizio ad un ventennio difficile e, a tratti, drammatico, che il Morcelli saprà gestire con grande autorevolezza e saggezza.
Il 28 Giugno 1799 il Senato della Repubblica di Ragusa gli comunicava di averlo eletto arcivescovo di quella città, ma ogni insistenza fu inutile: il Morcelli non accettò.
Il 18 Dicembre 1800, sospettato di essere filoaustriaco, gli fu comminata un’ammenda di 550 lire. Ma, ben presto, anche i francesi dovettero prendere atto del suo straordinario valore culturale e della sua onestà intellettuale, che lo portava sì a schierarsi, ma solo per il bene del popolo clarense. Infatti, l’anno successivo fu eletto membro dell’Accademia di scienze, lettere, agricoltura ed arti del Dipartimento del Mella, quello che oggi è l’Ateneo di Brescia, e nel 1802, per espressa volontà di Napoleone, venne chiamato a far parte dell'Istituto Nazionale, di cui diventerà subito dopo vicesegretario, con un indennizzo annuo di 2.500 lire, che egli destinò ad opere di carità. Seguiranno, nell’arco di un decennio, le nomine in prestigiosi istituti culturali, quali l'Accademia di scienze, lettere ed arti di Firenze; l'Accademia di storia, antichità e belle arti di Napoli e l'Accademia di archeologia di Roma.
Nonostante la salute malferma, anche per i continui attacchi di gotta, e avvalendosi della collaborazione dei canonici Paolo Bedoschi e Andrea Andreis, egli continuò la sua intensa attività pastorale, pur senza abbandonare i suoi amati studi.
Infatti, nel 1814 pubblicava a Brescia Electorum libri II, un'antologia latina, edita a cura del canonico Andrea Andreis, per gli studenti della scuola di Chiari. Molte poesie sono di argomento clarense.
Il 7 agosto 1814, papa Pio VII ripristinava la Compagnia di Gesù. Morcelli ottenne dal papa di tornare ad essere gesuita, pur continuando ad essere prevosto di Chiari.
Il 3 luglio 1815, con rogito del notaio Andrea Brentana, Morcelli istituì il Conservatorio delle Pupille, successivamente denominato Gineceo mariano, per l'accoglienza e l'educazione delle ragazze orfane. L’opera fu operativa da subito, grazie ad un forte intervento finanziario dello stesso Morcelli ed al reperimento di una sede in una grande casa ricevuta in donazione dal cugino Francesco Ponti e situata in vicolo dell'Aceto, ora via cardinal Rangoni.
Nel 1816 vedeva le stampe la sua opera più grande, Africa christiana, un monumentale e fondamentale testo di archeologia.
Il 24 Gennaio 1817, Morcelli sottoscriveva l'atto di donazione della sua biblioteca a vantaggio della gioventù studiosa di Chiari.
Tra il 1818 e il 1819 si pubblicarono le ultime opere morcelliane: a Padova Parergon inscriptionum novissimarum ab anno MDCCLXXXIIII (Appendice di nuovissime iscrizioni dall'anno 1784), raccolta di iscrizioni latine, e a Brescia Opuscoli ascetici per istruzione e profitto dei pii fedeli, opera che raccoglie gli scritti spirituali, liturgici e devozionali, composti da Morcelli nell'arco della sua attività pastorale.
Alle 20.40 del primo gennaio 1821, Morcelli morì.

 

Mino Facchetti